Ci sono luoghi che parlano, ma solo a chi sa davvero ascoltarli. Thomas Woltz, titolare dello studio NBWLA, ci offre una visione del progetto del paesaggio come gesto di ascolto, cura e responsabilità. Nei suoi lavori, il suolo non è una superficie da modellare, ma un archivio vivente di ecologie, storie e memorie invisibili. In questa conversazione profonda e appassionata, Woltz ci guida nel cuore della sua pratica: un luogo in cui la scienza incontra la poesia e la forma si piega all’etica. Tra praterie sollevate, radici raffreddate, fuochi rigenerativi e tradizioni agricole millenarie, prende forma un modo diverso di immaginare il paesaggio, non come espressione dell’autore, ma come manifestazione del luogo stesso. Woltz parla di lentezza, di stagioni, di attenzione verso ciò che verrà. I suoi progetti non chiedono di essere riconosciuti, ma di appartenere. Perché, come ricorda lui stesso, il paesaggio non è mai vuoto: è già colmo di tutto ciò che siamo stati e di ciò che potremmo ancora diventare.
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